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Rassegna Stampa


  4 dicembre 2014

DRAGHI RINVIA IL QE AL 2015 ANNO IN CUI IL PIL CRESCERÀ SOLO DELL`1%

La crescita dell`Eurozona si è indebolita, in un contesto caratterizzato da una bassa inflazione e da una disoccupazione elevata, per quanto sia confermata l`aspettativa di una modesta ripresa. Così il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa dopo che oggi il consiglio direttivo ha lasciato invariato il costo del denaro al minimo storico dello 0,05%.

Un consiglio che "resta unanime sul ricorso a ulteriori misure non convenzionali nel caso di un prolungarsi dei rischi di un`inflazione troppo bassa", ha ribadito il numero uno dell`Eurotower, annunciando che il prossimo anno verranno valutati gli stimoli attuati, le prospettive sulla stabilità dei prezzi e le dimensioni del bilancio. Sulla base di questa valutazione verrà poi decisa l`eventuale adozione di nuove misure.

A tale proposito, lo staff della Bce sta già lavorando a progetti tecnici in maniera tale da poter attuare tali misure, ad esempio, il possibile acquisto di titoli di Stato, in modo "tempestivo, se necessario". Un lavoro che torna molto utile, perché "è aperto e molto ricco: è un`ampia discussione di diversi strumenti non convenzionali".

Peraltro l`Istituto centrale ha già avviato una serie di misure, ha ricordato, ovvero l`acquisto di asset backed securities e covered bond, che "durerà almeno due anni", e il piano di prestiti alle banche condizionati, Tltro, la cui seconda asta si svolgerà domani per essere seguita da altre due operazioni entro giugno 2016.

Draghi ha chiarito che le condizioni della nuova Tltro saranno uguali a quelle della precedente e ha ripetuto che tali misure avranno un "impatto consistente" sul bilancio che la Bce "intende riportare alle dimensioni che aveva all`inizio del 2012", cioè intorno ai mille miliardi. "Dire intendiamo", ha spiegato "è diverso che ci aspettiamo, è un`intenzione e non un`aspettativa, non è un target. Lo vuole una vasta maggioranza del direttivo, ma ovviamente non l`unanimità".

Allo stato attuale è comunque presto per un programma di alleggerimento quantitativo che preveda l`acquisto di titoli di Stato, opzione discussa oggi dal consiglio direttivo che però è giunto alla conclusione che "serve ancora lavoro", ha rivelato. In ogni caso, ha precisato, "la Bce non ha bisogno dell`unanimità per avviare un programma di alleggerimento quantitativo".

Ma Draghi oggi ha evitato di impegnarsi sui tempi di queste nuove mosse. "State molto intelligentemente", ha detto, "cercando di farmi dire la data della prossima decisione ma non l`avrete. Presto significa presto, ma non vuol dire al prossimo vertice, dipenderà molto dalle nostre prossime valutazioni".

Nel frattempo, lo staff della Bce ha ridotto le proprie stime sul pil dell`Eurozona rispetto alle previsioni di settembre: l`economia dell`area ora è vista in crescita dello 0,8% quest`anno dallo 0,9% di settembre. Nel 2015 il pil è stimato a +1% dal +1,6% stimato in precedenza e nel 2016 a +1,5% dal +1,9%.

La Bce ha rivisto al ribasso anche le stime sulla crescita dell`inflazione: nel 2014 passa da una crescita dello 0,6% prevista a settembre a un crescita dello 0,5%. Nel 2015 l`Eurotower prevede un`inflazione a +0,7% dal +1,1% inizialmente stimato e nel 2016 i prezzi al consumo sono visti in rialzo dell`1,3% dall`1,4% precedentemente previsto.

La forte revisione delle previsioni sull`inflazione per l`Eurozona è dipesa principalmente da tre Paesi: Germania, Francia e Italia. La Bce, ha avvertito Draghi, "non tollererà prolungate deviazioni dalla stabilità dei prezzi, che potrebbero a sua volta alimentare aspettative di inflazione", vigilerà con particolare attenzione sull`andamento del prezzo del petrolio, crollato tra giugno e oggi del 30% in termini di euro, e monitorerà le sue conseguenze sulle aspettative di inflazione.

Il numero uno della Bce ha definito "ambiguamente positivi" gli effetti, sia indiretti che diretti, del crollo del prezzo del petrolio: se da una parte "cresce il potere d`acquisto delle famiglie", dall`altra, nel caso di una stabilizzazione delle quotazioni verso il basso, si rischiano ripercussioni negative sulle retribuzioni e sull`inflazione core. E questo non è certo positivo visto che i rischi per le prospettive economiche dell`Eurozona "restano al ribasso" con il debole ritmo di crescita dell`Eurozona e gli elevati rischi geopolitici che potrebbero minare la fiducia e soprattutto gli investimenti privati.



Fonte: www.milanofinanza.it

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